domenica 18 agosto 2013
Quarto grado e oltre...È ora di finirla
La Costituzione italiana, una delle più garantiste del pianeta, prevede tre gradi giudizio prima di sancire una condanna definitiva.
A Berlusconi questo non basta; nel corso dei tre gradi di giudizio ha preteso decidere “CHI” doveva giudicarlo, rigettando il collegio difensivo perché sarebbe stato prevenuto nei suoi confronti; ha cercato di ottenere anche il “DOVE” essere giudicato, indicando la sede di Milano non competente; infine ha imposto il “QUANDO” imponendo impedimenti dichiarati legittimi, ma che tale non erano in quanto, a conoscenza dsella data indicata dai magistrati, ecco che convocava una urgente convocazione del consiglio dei ministri, fino a quando i magistrati si sono stancati di questa presa in giro ed hanno, giustamente negato la legittimità invocata.
Terminato lo spettacolino farsesco nei due gradi di giudizio, è arrivato il terzo grado, quello inappellabile, affidato alla Corte di Cassazione, che ha definito la condanna, sancendo la sentenza passata in giudicato.
Berlusconi e i suoi interessatissimi sodali, esigono il ”QUARTO GRADO”, che dipende dal Presidente della Repubblica, ma non come grado di giudizio, bensì come atto di magnanimità, che non può essere concessa a chi minaccia, ma a chi accetta la condanna, espia parte della pena e mostra chiari segni di ravvedimento. Tutto ciò non rientra nella presunzione di innocenza di Berlusconi, il quale esigerebbe un gesto inaudito da parte di Napolitano, il quale dovrebbe, secondo la volontà dell’ex cavaliere, smentire tutti i magistrati che hanno trattato il processo nei tre gradi, dichiararne l’incompetenza, accusandoli di avere sbagliato, dichiarando assolto Berlusconi, anzi, messo nella condizione di chiedere alla Stato il risarcimento materiale e morale (che dirà di voler devolvere in beneficenza !). Questo non può accadere, perché aprirebbe una maglia insanabile tra le Istituzioni che ne uscirebbero massacrate.
C’è un successivo “QUINTO GRADO” che si prospetta nell’immediato futuro dell’ex cavaliere: il ricorso al tribunale europeo per i diritti dell’uomo, che dovrebbe azzerare i tre gradi di giudizio, il parere negativo della “grazia” ed elevare Berlusconi alla santificazione del martirio; cosa questa estremamente improbabile ed improponibile.
Ecco scattare il “SESTO GRADO” di giudizio, affidato alle organizzazioni dell’ONU, che al quinto punto indicano una funzioni nel “promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui”, attraverso la Corte Internazionale di Giustizia.
Il ricorso a questi vari e fantasiosi gradi di giudizio, secondo gli avvocati dell’ex premier, pagatissimi per dire ciò che fa comodo a Berlusconi, dovrebbe bloccare l’applicazione della sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione e ciò prima ancora che scatti il “SETTIMO GRADO” di giudizio, affidato agli elettori; ovviamente Berlusconi sarebbe il candidato di punta del centro destra, essendo la sentenza neutralizzata dai vari ricorsi. La campagna elettorale diventerebbe una ordalia affidata alle promesse, peraltro mai mantenute, che l’ex cavaliere è abilissimo a propinare ai suoi elettori; quell’articolo 1 della Costituzione “il potere appartiene al popolo”, sancirebbe l’assoluzione del pregiudicato in quanto il 25% degli elettori lo avrebbe indicato come proprio leader, contrastando le sentenze che sono state pronunciate da magistrati non eletti dal popolo, ma vincitori di concorso avendo superato un compitino.
P.S. Se tutto ciò non si avverasse, c’è la soluzione prospettata da Bondi: la guerra civile !
Rosario Amico Roxas
giovedì 15 agosto 2013
Berlusconi e Cuffaro
Ben lontano dal voler difendere l’operato di Totò Cuffaro, peraltro identificato e punito in tre gradi di giudizio e con una sentenza passata in giudicato; ma rimane aperta la strada per valutare il comportamento dell’uomo,prima che del politico e del pregiudicato per un delitto infamante per un uomo delle Istituzioni, come la connivenza con i mafiosi, nemici giurati dello Stato .
Totò Cuffaro si è difeso, come suo diritto, NEI vari processi che lo videro imputato perdente, senza scegliere la comoda strada di difesa DAL processo.
Fu Casini, in cerca di consensi a qualunque costo e a qualunque prezzo che, In vista delle elezioni politiche del 2008, definì Cuffaro un "perseguitato politico", sulle orme ormai collaudate da Berlusconi, annunciandone la candidatura alle consultazioni nazionali, violando, peraltro la promessa, di non candidare chi avesse subito condanne, anche se non ancora passate bin giudicato. Una ingenuità, quella di Casini che gli costò una caduta verticale dell’UDC nelle elezioni e la scomparsa dalla visibilità cui lo stesso era abituato, condizionando negativamente anche ogni ipotesi futura di ripresa.
Il 18 gennaio 2008 Cuffaro venne dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Dda di Palermo. La sentenza di primo grado condannò Cuffaro a 5 anni di reclusione nonché all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Il 23 gennaio 2010 la Corte d'Appello di Palermo condannò Cuffaro a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato nel processo 'talpe alla Dda'. Rispetto alla sentenza di primo grado la pena fu inasprita di ulteriori due anni, con l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Dopo la sentenza Cuffaro ha annunciato di lasciare ogni incarico di partito e di voler ricorrere alla Corte di Cassazione.
Il 22 gennaio 2011 la Corte di Cassazione confermò in via definitiva la condanna 7 anni di reclusione inflittagli l'anno prima dalla Corte di Appello di Palermo, nonostante la richiesta di eliminazione dell'aggravante mafiosa da parte del procuratore generale.
Il giorno stesso Cuffaro si costituì e venne rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia.
Il successivo 2 febbraio il Senato della Repubblica accolse le sue dimissioni da parlamentare con 230 voti favorevoli, 25 contrari e 17 astenuti.
Nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Cassazione dichiararono provato l'accordo politico-mafioso tra il capo-mandamento Giuseppe Guttadauro e l'uomo politico Salvatore Cuffaro, e la consapevolezza di quest'ultimo di agevolare l'associazione mafiosa, inserendo nella lista elettorale per le elezioni siciliane del 2001 persone gradite ai boss e rivelando, in più occasioni, a personaggi mafiosi l'esistenza di indagini in corso nei loro confronti.
Il 28 ottobre 2011 i legali di Cuffaro resero noto di aver presentato alla Corte europea dei diritti dell'uomo istanze di revisione del processo in cui è stato condannato in Cassazione e del processo definito "Talpe alla Dda".
L’itinerario giudiziario di Cuffaro è tutto dentro le regole processuali, senza ricorso ad espedienti ghediniani di dilatare i tempi processuali in cerca di una consueta prescrizione che già aveva salvato Berlusconi da condanne.
E’ facile, ma è anche doveroso, rilevare la sostanziale differenza comportamentale tra Cuffaro e Berlusconi, il primo in galera, scomparso dalla visibilità mediatica con grande dignità umana, il secondo perennemente in fuga dalle sue responsabilità, delegando altri a sostenere l’indifferibilità del riconoscimento della sua indiscutibile presenza nel mondo politico, per non meglio identificate benemerenze conquistate quale “uno dei figli migliori dell’Italia” (così si è definito nella conferenza stampa seguita alla condanna in terzo grado.
Ora si parla di concessione di grazia, altrimenti il governo Letta rischia la sua sopravvivenza, con il rischio di aggravare la già grave situazione economica dell’Italia.
Con questo ricatto cade miseramente la motivazione secondo la quale Berlusconi insisterebbe a voler rimanere in politica per il grande amore che nutre per l’Italia, chiamato, come si illude di essere o come sostiene davanti ai suoi vassalli, a salvare la nazione dalla minaccia comunista.
Se di grazia si continuerà a parlare, allora è Cuffaro il primo che dovrebbe poterne godere, non fosse altro che per il rispetto dimostrato alle Istituzioni, verso le quali ha mancato pesantemente, ma scontando, con dignità, il fio delle sue responsabilità.
Rosario Amico Roxas
Totò Cuffaro si è difeso, come suo diritto, NEI vari processi che lo videro imputato perdente, senza scegliere la comoda strada di difesa DAL processo.
Fu Casini, in cerca di consensi a qualunque costo e a qualunque prezzo che, In vista delle elezioni politiche del 2008, definì Cuffaro un "perseguitato politico", sulle orme ormai collaudate da Berlusconi, annunciandone la candidatura alle consultazioni nazionali, violando, peraltro la promessa, di non candidare chi avesse subito condanne, anche se non ancora passate bin giudicato. Una ingenuità, quella di Casini che gli costò una caduta verticale dell’UDC nelle elezioni e la scomparsa dalla visibilità cui lo stesso era abituato, condizionando negativamente anche ogni ipotesi futura di ripresa.
Il 18 gennaio 2008 Cuffaro venne dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le 'talpe' alla Dda di Palermo. La sentenza di primo grado condannò Cuffaro a 5 anni di reclusione nonché all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Il 23 gennaio 2010 la Corte d'Appello di Palermo condannò Cuffaro a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato nel processo 'talpe alla Dda'. Rispetto alla sentenza di primo grado la pena fu inasprita di ulteriori due anni, con l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Dopo la sentenza Cuffaro ha annunciato di lasciare ogni incarico di partito e di voler ricorrere alla Corte di Cassazione.
Il 22 gennaio 2011 la Corte di Cassazione confermò in via definitiva la condanna 7 anni di reclusione inflittagli l'anno prima dalla Corte di Appello di Palermo, nonostante la richiesta di eliminazione dell'aggravante mafiosa da parte del procuratore generale.
Il giorno stesso Cuffaro si costituì e venne rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia.
Il successivo 2 febbraio il Senato della Repubblica accolse le sue dimissioni da parlamentare con 230 voti favorevoli, 25 contrari e 17 astenuti.
Nelle motivazioni della sentenza i Giudici della Cassazione dichiararono provato l'accordo politico-mafioso tra il capo-mandamento Giuseppe Guttadauro e l'uomo politico Salvatore Cuffaro, e la consapevolezza di quest'ultimo di agevolare l'associazione mafiosa, inserendo nella lista elettorale per le elezioni siciliane del 2001 persone gradite ai boss e rivelando, in più occasioni, a personaggi mafiosi l'esistenza di indagini in corso nei loro confronti.
Il 28 ottobre 2011 i legali di Cuffaro resero noto di aver presentato alla Corte europea dei diritti dell'uomo istanze di revisione del processo in cui è stato condannato in Cassazione e del processo definito "Talpe alla Dda".
L’itinerario giudiziario di Cuffaro è tutto dentro le regole processuali, senza ricorso ad espedienti ghediniani di dilatare i tempi processuali in cerca di una consueta prescrizione che già aveva salvato Berlusconi da condanne.
E’ facile, ma è anche doveroso, rilevare la sostanziale differenza comportamentale tra Cuffaro e Berlusconi, il primo in galera, scomparso dalla visibilità mediatica con grande dignità umana, il secondo perennemente in fuga dalle sue responsabilità, delegando altri a sostenere l’indifferibilità del riconoscimento della sua indiscutibile presenza nel mondo politico, per non meglio identificate benemerenze conquistate quale “uno dei figli migliori dell’Italia” (così si è definito nella conferenza stampa seguita alla condanna in terzo grado.
Ora si parla di concessione di grazia, altrimenti il governo Letta rischia la sua sopravvivenza, con il rischio di aggravare la già grave situazione economica dell’Italia.
Con questo ricatto cade miseramente la motivazione secondo la quale Berlusconi insisterebbe a voler rimanere in politica per il grande amore che nutre per l’Italia, chiamato, come si illude di essere o come sostiene davanti ai suoi vassalli, a salvare la nazione dalla minaccia comunista.
Se di grazia si continuerà a parlare, allora è Cuffaro il primo che dovrebbe poterne godere, non fosse altro che per il rispetto dimostrato alle Istituzioni, verso le quali ha mancato pesantemente, ma scontando, con dignità, il fio delle sue responsabilità.
Rosario Amico Roxas
mercoledì 31 luglio 2013
Legge disuguale per tutti...È ORA DI FINIRLA
Una nazione in piena crisi: manca il lavoro per i giovani, le pensioni sono al minimo storico, la credibilità internazionale è sotto i tacchi, mentre stiamo in trepida attesa se Berlusconi sarà condannato come un semplice cittadino che commette un reato o si cercherà qualche cavillo per sottrarlo alla legge, essendo la legge disuguale per tutti e relativa alla persona che commette il reato.
Il cavaliere pensa di ribaltare l'eventuale risultato negativo accettando ed esaltando il ruolo vittimistico del perseguitato che favorirebbe i consensi al PdL, visto la tendenza auto-punitiva del popolo italiano.
Il perseguitato....
dalle olgettine che pretendono un vitalizio in cambio delle testimonianze a discolpa;
dalla moglie che vuole un vitalizio solenne quale compenso per averlo tollerato tanti anni e averla mortificata in troppe occasioni;
dai magistrati di Bari che lo accusano di avere corrotto Tarantini in cambio di testimonianze edulcorate
dai magistrati di Napoli che lo accusano di avere corrotto De Gregorio per far cadere il governo Prodi;
da De Benedetti al quale la magistratura ha riconosciuto un risarcimento di oltre 500 milioni di euro per il lodo Mondadori, nel quale il cavaliere riuscì a corrompere anche un magistrato;
dai magistrati di Milano che non credono alla testimonianza delle escort scritte a libro-paga;
dalla contessa Beatrice Rangoni Machiavelli, cognata della marchesina Casati Stampa alla quale il cavaliere avrebbe (ma il condizionale è solo eufemistico) truffato la villa di Arcore grazie alla complicità del tutore dell’ex proprietaria, allora minorenne, Cesare Previti.
da me che chiede da anni di sapere a quale titolo il cavallerizzo si è appropriato delle aree demaniali pertinenti alla villa La Certosa, costruendo abusivamente porti, approdi sottomarini per sommergibili, migliaia di metri cubi di costruzioni regolarmente abusive e nascondendo il tutto dietro un fantasioso “segreto di Stato”.
È ora di finirla e di dimostrare un po' di dignità. sempre se gliene resta...
Rosario Amico Roxaxs
venerdì 12 luglio 2013
Magdi Allam: vergognoso!!!
Lo storico pellegrinaggio di Papa Francesco a Lampedusa, del quale avremo modo di parlare a lungo, ha avuto un’appendice a dir poco “vergognosa”, concretizzata in un articolo di critica dell’apostata Magdi Allam pubblicato sul suo foglio “Io amo l’Italia”.
L’articolo non merita commenti, ma se qualcuno volesse leggerlo per verificare la bassezza culturale dell’autore può andare a visionarlo in :
http://ioamolitalia.it/editoriale/se-il-papa-a-lampedusa-benedice-i-clandestini.html
Il termine “lavoro nero” ha assunto il significato di lavoro nascosto, invisibile, per mimetizzarsi nelle cantine delle evasioni fiscali; ma è nel lavoro nero che si verifica ma maggior quantità di “morti bianche” il tutto con un utilizzo della scala cromatica, a dir poco paradossale.
Ma lavoro nero dovrebbe poter identificare anche un lavoro non chiaro, non identificabile nel suo realizzarsi; un lavoro poco onorevole e in quanto tale eseguito nascondendosi o elevando intorno a sé una barriera protettiva.
Chiamerei “lavoro nero”, in quest’ultimo senso, quello svolto da Magdi Allam ed esaltato a fini elettorali.
Ci fanno vivere nella costanza del paradosso, dell’improbabile e dell’improponibile; Magdi Allam, egiziano, musulmano, si è fatto cattolico, cristiano mentre dichiara di “amare l’Italia”, e organizza manifestazioni in difesa dei cattolici e del cattolicesimo, indicando la religione alla quale apparteneva, almeno sulla carta, come il pericolo maggiore per la sopravvivenza stessa del cristianesimo; incassò l’appoggio incondizionato del pontefice Benedetto XVI che lo ha battezzato in mondovisione, incassando anche la candidatura al Parlamento europeo che gli offrì Casini e l’UDC; nessuno lo identifica per quello che è: un apostata opportunista.
La strategia di Magdi Allam appare sempre più sconcertante; mentre l’intero pianeta tenta di scongiurare l’acuirsi delle guerre e la loro trasformazione in una reciproca “guerra santa”, il musulmano egiziano neo-cattolico con scorta e autista, getta benzina sul fuoco al solo fine di inasprire gli animi.
C’è chi lo manovra per documentare le sue aberranti tesi ?
C’è chi è interessato acchè le guerre preventive possano ricevere l’unzione della legittimità e della santità ?
Così si materializza il paradosso: la Chiesa è stata difesa da un ex musulmano, il quale, proprio in tale veste accusa i suoi ex-confratelli nella fede di nutrire programmi di distruzione di massa del mondo cattolico e cristiano.
Sono ben pochi i lettori che hanno seguito le evoluzioni di Magdi, transitato dall’estrema sinistra radicale ad una posizione opportunista.
Il governo Berlusconi lo dotò di scorta protettiva per una fatwa che sarebbe stata pronunciata contro di lui per le affermazioni contro l’Islam; così è diventato il più protetto nemico del mondo islamico, e non perde occasione per identificare nell’Islam il più grande pericolo per questo occidente, trascurando le aggressioni che l’Occidente organizza, ma esaltando l’efferatezza di quanti reagiscono alle aggressioni. Non l’ho mai sentito intervenire con toni di condanna, quando dalla stampa apprendiamo, con notizie veloci, da dimenticare, di bombardamenti nei quali centinaia di bambini perdono la vita. Ha avuto anche parole durissime contro il più grande teologo e storico dell’Islam Tariq Ramadan, colpevole di aver tracciato l’itinerario di integrazione della cultura e della religione islamica in Europa.
E’ stato Tariq Ramadan a chiarire che l’interpretazione della Jhiad come guerra santa è di tre o quattro secoli successiva al Profeta e alla nascita dell’Islam, con versetti che non fanno parte del Corano e che sono conosciuti più in Europa che nel mondo islamico; per queste ragioni il Magdi Allam, facendosi forte dell’autorità mediatica che gli viene concessa, stravolge anche l’evidenza per farsi portatore delle ideologie aggressive, fornendo loro una motivazione difensiva.
L’ideale di pace, di solidarietà, di integrazione non appartiene al linguaggio di Allam, perché deve dare corpo alle esigenze violente, alle aggressioni, trovando motivazioni costruite a tavolino, ma propagandate con scientifica attenzione.
Tramite Magdi Allam il cattolicesimo e il cristianesimo, tornano nelle piazze per manifestare odio e propagandare l’esigenza di prosecuzione di quelle guerre che si vogliono far diventare nuove crociate; così un Magdi Allam, egiziano e musulmano, esalta il Dio degli eserciti, che sconfigge il Dio dell’Amore predicato da Cristo.
Rosario Amico Roxas
domenica 21 aprile 2013
Santi ed eroi in un paese allo sbando

Berlusconi, Al Fano e Schifani applaudono se stessi.
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Eroica la decisione di Napolitano di offrirsi per tamponare il fallimento della politica. Si tratta del tentativo di supplenza del vuoto ideologico che colpisce l’Italia. Napolitano esalta l’ideologia del “bene comune”, offrendosi come vittima sacrificale all’inconcludenza della politica che guarda agli interessi di parte.
A breve assisteremo alla materializzazione del prezzo che l’Italia dovrà pagare a causa della ingovernabilità provocata da Berlusconi e supportata dalle indecisioni di Bersani.
Il paragone con la Chiesa nasce spontaneo, quando dimostra di aver bisogno di Santi e di Martiri per lenire le proprie ferite; così come uno Stato laico necessita di eroi per salvare se stesso dalle trappole ordite dai professionisti della politica; entrambi documentano le debolezze e gli errori che sono chiamati a dirimere.
Papa Francesco sta al suo predecessore dimissionario, come Napolitano sta al vuoto di potere e di credibilità che ha svalutato la nazione agli occhi del mondo.
Rosario Amico Roxas
venerdì 19 aprile 2013
Appello a Bersani e a tutto il PD
di Rosario amico Roxas
BASTA con il gioco al massacro delle personalità più in vista del centro-sinistra.
Prima Marini, adesso Prodi e Rodotà, mandati allo sbaraglio con grande giubilo della banda Berlusconi.
Prodi ha impegni istituzionali a livello internazionale, quindi bisognerà puntare su Rodotà, non come accettazione passiva delle richieste di Grillo, ma per dare una guida sicura alla nazione, ben considerando che la scelta Rodotà aprirebbe le porte alla formazione di un governo, controllato a vista, come vuole il popolo italiano.
La favoletta che l'essere eletti dal popolo esonera dal rispetto delle leggi, è una favoletta berlusconiana. Con l'appoggio del M5* ci sarebbe un controllo rigoroso, che non lascerebbe spazi ai professionisti della politica, incoraggiando gli elettori a tornare alla politica nel verso giusto.
Respingere la proposta di Grillo manifesta una paura che dovrebbe risultare infondata, quella del controllo e della riduzione delle spese della politica, quindi tutto il resto: revisione della legge elettorale, legge sul conflitto di interesse.
Non ci sarebbe neanche bisogno di votare l'inelegibilità di Berlusconi, perchè scomparirebbe di suo dalla circolazione, non senza avere, prima, tentato di mobilitare la piazza con i suoi scagnozzi pagati.
Per cui eletto il Presidente della Repubblica subito un governo con personalità forti al Ministero degli interni e al Ministero della Difesa, fin ora Ministero della Guerra con La Russa.
Allarme democrazia in pericolo.
BASTA con il gioco al massacro delle personalità più in vista del centro-sinistra.
Prima Marini, adesso Prodi e Rodotà, mandati allo sbaraglio con grande giubilo della banda Berlusconi.
Prodi ha impegni istituzionali a livello internazionale, quindi bisognerà puntare su Rodotà, non come accettazione passiva delle richieste di Grillo, ma per dare una guida sicura alla nazione, ben considerando che la scelta Rodotà aprirebbe le porte alla formazione di un governo, controllato a vista, come vuole il popolo italiano.
La favoletta che l'essere eletti dal popolo esonera dal rispetto delle leggi, è una favoletta berlusconiana. Con l'appoggio del M5* ci sarebbe un controllo rigoroso, che non lascerebbe spazi ai professionisti della politica, incoraggiando gli elettori a tornare alla politica nel verso giusto.
Respingere la proposta di Grillo manifesta una paura che dovrebbe risultare infondata, quella del controllo e della riduzione delle spese della politica, quindi tutto il resto: revisione della legge elettorale, legge sul conflitto di interesse.
Non ci sarebbe neanche bisogno di votare l'inelegibilità di Berlusconi, perchè scomparirebbe di suo dalla circolazione, non senza avere, prima, tentato di mobilitare la piazza con i suoi scagnozzi pagati.
Per cui eletto il Presidente della Repubblica subito un governo con personalità forti al Ministero degli interni e al Ministero della Difesa, fin ora Ministero della Guerra con La Russa.
Allarme democrazia in pericolo.
domenica 17 marzo 2013
Tradimenti, traditi e traditori
Grasso presidente del Senato, M5S si spacca e in parte lo vota(Il Messaggero del 17 marzo 2013)
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Ma Grillo ha tuonato: "Chi ha tradito si dimetta !"
Non ha però chiarito chi sarebbero i traditori e chi i traditi.
Avrebbe voluto Schifani presidente del Senato ?
Avrebbe voluto Grasso eletto con tutti i voti del suo movimento ?
Sappiamo bene cosa avrebbe voluto l'oligarca Grillo, ormai rapito dai sogni di potere; per lui ieri sarebbe venuta meno la sua logica del "tanto peggio tanto meglio", per cui si ritrova a perdere una parte del suo personale consenso, senza tenere in conto che i pochi grillini che hanno votato Grasso, hanno recuperato credibilità presso gli elettori che da loro si aspettano proprio gli interventi determinanti, per mettere all'angolo il berlusconismo e sostenere un governo che dovrà impegnarsi a ricostruire tutto ciò che Berlusconi ha distrutto.
L'acrimonia di Grillo contro il PD non trova motivazioni credibili: se si ritiene, come Grillo va predicando, che B. ha fatto solo i suoi interessi, sarebbe folle contrastare il PD e impedire la ricostruzione che potrebbe controllare da vicino, evitando giochi politici e non sociali.
Così emerge che i veri traditori sono quei grillini che hanno ubbidito ciecamente all'oligarca, tradendo le attese degli italioani.
Grillo deve decidersi alla scelta: vale più il suo movimento e la sua persona, sopravvalutata solo da lui stesso, o la tutela degli interessi nazionali ?
Ma forse non lo sa nemmeno lui !
Rosario Amico Roxas
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